Home Federazione Educativa Sportiva Italiana Karate e Discipline Associate

 

 

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G. Funakoshi Un pò di Storia Dojo Kun Shoto Niju Kun I Kata Le Scuole
Etichetta del Dojo Le Posizioni Le Parate Gli Attacchi    
 
 

Gichin Funakoshi  1870 - 1957
 Fondatore della scuola Shotokan e
 Padre del Karate Moderno

Shotokan - Shoto (Onda di Pino)  (Pseudonimo che il Maestro usava per firmare i suoi lavori calligrafici)  Kan (Casa) "Scuola della casa delle onde di pino"    Intorno al 1922  il Maestro scrive il termine Karate con gli ideogrammi che significano "mano cinese", ma è verso il 1930 che riscrive l'ideogramma  kara "vuoto" diventando  "mano  vuota"  aggiungendo poi il suffisso Do (via)  Karate-D
o

Sensei
Gichin FUNAKOSHI

 IL KARATE-DO è un'arte marziale intesa a formare il carattere attraverso  la pratica,   perciò  il Karateka  è   effettivamente in grado di sormontare qualsiasi  ostacolo, sia esso  tangibile o  intangibile.  Il Karate-do è un'arte  di autodifesa a mani  nude in cui  braccia e  gambe vengono   preparate sistematicamente al    punto che l'attacco    improvviso di un  avversario può essere controllato con un'efficacia non dissimile  da   quella che   possono    dispiegare le armi moderne.    Il Karate-do è un'attività fisica che rende il  Karateka  padrone di  tutti i movimenti del    corpo  come il  piegarsi, saltare, rimanere in  equilibrio, muovere gli arti e il corpo in avanti e indietro, a destra e  sinistra,  verso l'alto e  verso il basso, liberamente e  uniformemente.   Le tecniche del Karate-do sono   controllate dalla forza di volontà  del Karateka e giungono al bersaglio spontaneamente   e con precisione.   L'essenza del  Karate è il Kime. Kime significa  eseguire un attacco  esplosivo diretto al bersaglio  impiegando la  tecnica appropriata e la massima  potenza  nel lasso di tempo più  breve. (Molto tempo fa era in uso l'espressione   "ikken  hissatsu"  che significava  "uccidere   con un solo colpo", ma  dedurne che lo scopo del Karate sia quello  di  uccidere è pericoloso oltre che  sbagliato.  Occorre ricordare che i   Karateka del  passato  potevano praticare il    Kime  quotidianamente e  con rigorosa  disciplina grazie all'impiego del  Makiwara.  Il Kime può essere  effettuato    percuotendo, colpendo di  pugno o di calcio,  ma anche  parando. Una tecnica carente di  Kime non può in nessun   modo venire considerata vero  Karate, e  non importa  quanto questa esteriormente   possa    sembrare tale. 
      Le gare non fanno eccezione tuttavia è contrario alle regole  giungere al contatto vero e proprio  per il   pericolo   che ciò  comporta. Sun-dome significa  arrestare la tecnica appena prima del  contatto del bersaglio (Sun equivale  a circa tre centimetri).  Ma non portare una  tecnica  al Kime
 non è vero Karate e di  conseguenza il problema   consiste nel come sanare la  contraddizione che  sussiste tra  Kime e  Sun-dome.   La risposta è questa: Il bersaglio  si stabilisce convenzionalmente appena  prima del punto vitale  dell'avversario.    Lo si potrà  allora colpire   controllando nello
 stesso  tempo il colpo,  senza arrivare  al  contatto. L'allenamento trasformava le varie parti del  corpo in altrettante armi che  possono venire  impiegate liberamente e con efficacia.  Ma la qualità  necessaria a    realizzare tutto questo è  l'autocontrollo.    Per vincere occorre  innanzi tutto vincere  se stessi.
                                                                                                                                          
                                                                                                           Sensei  M. Nakayama

 

M° GICHIN  FUNAKOSHI

 Il Maestro Gichin Funakoshi è considerato il padre del karate perchè fu lui che  dall'isola di Okinawa lo introdusse in Giapppone.
Dopo una dimostrazione di Karate davanti al principe  Hiro Hito in visita ad Okinawa, il Maestro Funakoshi fu invitato dal Ministero dell’Educazione per la prima dimostrazione pubblica in Giappone (1922). Il destino fece sì che il Maestro rimanesse a Tokyo e dedicasse il resto della sua vita ad insegnare ed a diffondere il karatè, formando istruttori d’alto livello che portarono il l'Arte fuori dai confini del Giappone.
Funakoshi nasce a Shuri, nell'isola di Okinawa, il 10 Novembre 1868 e inizia la pratica del karatè all’età di 11 anni sotto la guida dei  Maestri  dell’epoca: Anko Itosu e Anko Azato, e il Maestro Kiyuna, il Maestro Toono, il Maestro Niigaki e il Maestro Matsumura. Egli ebbe la fortuna non solo d’imparare dai migliori esperti dell’isola, ma, essendo egli di formazione maestro di scuola, aveva anche una gran capacità pedagogica per trasmettere le sue conoscenze. In più, anche se appartenente ad una élite scolastica e aristocratica di Okinawa,  era rispettato soprattutto per la sua umiltà e rispetto nei confronti della gente.
I primi istruttori formati dal Maestro furono il figlio Yoshitaka Funakoshi e Takeshi Shimoda che però morì nel 1934, Suo figlio invece, morì nel 1945 alla giovane età di 28 anni. Quello stesso anno il Maestro raggruppò gli istruttori  a lui più vicini formando  lo Shotokai,  “shoto” “il vento che attraversa le cime dei pini”  speudonimo con cui firmava i suoi poemi,  Kai che significa unione.
     A partire dagli anni 30 il karate fu introdotto nelle Università e il Maestro, come uomo di scuola, ebbe gran piacere ad insegnare nei Club di Karatè delle Università. La prima Università che adotto il karatè fu quella di Keio, che ebbe come primo capitano Isao Obata; subito dopo, nel 1931, fu fondato il club di karate dell’università di Waseda, che ebbe come primo capitano Hiroshi Noguchi. Quest’università giocherà un ruolo importante nel conservare la linea d’insegnamento del Maestro Funakoshi, anche per il fatto che Hironishi, Egami, Okuyama e Kamata-Watanabe furono anche laureati a Waseda. In ordine cronologico i capitani dell’Università di Waseda fino al 1953 furono Noguchi, Egami, Kamata-Watanabe, Todao Okuyama, Matsuo Shibuya e Tsutomu Ohshima.
     Gli anziani laureati all’Università di Waseda rimasero molto fedeli agli insegnamenti del Maestro, e in avanzata età le visite alle Università diventarono, per il Maestro, i giorni più importanti nella settimana. Anche passati gli 80 anni si racconta che il Maestro evitava gli attacchi degli allievi Universitari senza sforzo. I movimenti di Funakoshi, dopo i 60 anni, diventarono più fluidi ma molto efficaci: blocchi ed attacchi intendevano attraversare l’avversario con grande energia, in un flusso attraverso tutto il suo corpo. Le posizione del Maestro variavano da naturali a molto basse per permettere questo flusso. A differenza dei giovani istruttori che pensavano che questi movimenti naturali, senza contrazione e rigidità, erano dovuti alla sua avanzata età, i suoi istruttori senior più vicini si renderanno conto che non si trattava di questo, ma che il karate del Maestro, dopo tutta una vita di pratica, era evoluto enormemente.
      Intuendo quest’evoluzione Hironishi ed Egami cercarono di seguire la linea d’allenamento del Maestro Funakoshi; Egami racconta che dopo questo cambiamento il Maestro affermava che il karate poteva essere praticato da donne ed anziani perché tutti potevano scoprire questa energia. Egami rimase sempre scettico su quest’idea, e fu solo qualche anno dopo la morte del Maestro che riuscì a sentire veramente le parole del Maestro attraverso il proprio corpo. Egami, le cui foto da giovane mostrano una condizione fisica straordinaria, dovette sottoporsi a due operazioni allo stomaco che lo lasciarono privo di forza fisica e con un corpo da bambino. La scelta che fece di non lasciare l’allenamento e continuare la sua ricerca gli confermò ciò che il Maestro aveva insegnato e cioè che era possibile canalizzare l’energia e raggiungere un’efficacia estrema ancora superiore a quella che aveva sperimentato fino a quel momento, senza rigidità e spreco d’energia. Da quel momento, Egami mutò la sua pratica e il concetto d’allenamento, concetto oggi seguito dalle scuole Shotokai (Vedere la sezione Shigeru Egami).
 In questi anni, fra i membri del Club di Karate di Waseda arriva un nuovo allievo, con precedenti esperienze di Sumo, Kendo e Judo; egli capisce abbastanza presto le sensazioni che Il Maestro Funakoshi provava a trasmettere. Quest’uomo era Tsutomu Ohshima, che non solo fu il primo esperto mandato da Funakoshi in America per introdurvi il karatè, ma che, malgrado tutte le tendenze, sia in Giappone che all’estero, di modificare il karatè insegnato dal Maestro, rimase fedele agli insegnamenti ricevuti e dedicherà tutta la sua vita a trasmetterli.
 Così come ha scritto nella sua autobiografia, il Maestro Funakoshi vide il Karate diffondersi fuori dall’isola Nipponica, con la prima dimostrazione in America, nella quale egli portò Isao Obata, Toshio Kamata-Watanabe e Masatoshi Nakayama e poi vedendo, nel 1955, ancora in vita, il suo allievo, e a quel momento esperto, Tsutomu Ohshima partire e stabilirsi oltremare con l’obiettivo di diffondere il karate come stile di vita, nella essenza del Budo. Funakoshi scrive lo stesso anno: “Adesso mi rendo conto dell’importanza di mandare esperti ad insegnare il karatè oltremare.”
 Il Maestro Funakoshi morì nel 1957 lasciando un’eredità di Maestri e istruttori che hanno fatto conoscere il karate in ogni angolo della terra. Egli porta il tributo d’un uomo che, salvo in una sola occasione in avanzata età, non ebbe mai bisogno di difendersi, non fu mai intrappolato nella condizione di dover dimostrare le sue abilità. Per questo il Maestro Funakoshi rappresenta lo spirito del vero Samurai, il quale diventa Maestro della spada con l’unico obiettivo di difendere il suo Lord o la giustizia, ma non è mai costretto a confrontarsi con altri uomini per provare qualsiasi cosa. Come disse il Maestro Ohshima: “…semplicemente perché, se siamo veri karateka, uomini di questo genere non meritano nemmeno di essere nostri avversari.

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